DIFESA DA COLTELLO 2° - Maestro Algisi

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IPSE DIXIT

SOPRAVVIVERE AL COLTELLO

di Paolo Algisi

( 2° parte)


Ritorniamo quindi al nostro coltello da cucina : sai cosa può fare realmente questo banalissimo coltello destinato ad usi alimentari ? esattamente quello che stai pensando, recidere tendini, vene, arterie, muscoli, parete addominale, carotide, oppure perforare il busto o la schiena nella quasi totalità dei casi arrivando a ledere organi vitali. Sei mai stato colpito da un oggetto tagliente, appuntito o hai subito una ferita da punta, un taglio ? Sai cos’è un pneumotorace, una ferita asciutta, quanto sangue esce da una vena recisa ? sai che un uomo senza il minimo addestramento, senza l’ombra della minima attività fisica , senza nessuna conoscenza specifica, può impugnare un coltello e colpire in un corpo a corpo fino a 10 volte in cinque secondi ? Sai quanto ci impiega un aggressore armato di coltello a chiudere una distanza di 2,4,6 metri ? conosci lo stato d’animo nel quale ti troveresti se di fronte a te chi ti minaccia brandisse veramente questo comune coltello da cucina ? sai come ti attaccherebbe, con quale forza può arrivare a colpire,con quanta energia stringerebbe l’arma ? Sai che resistenza è in grado di opporre l’aggressore una volta che hai ( eventualmente) preso il suo braccio armato ? Riusciresti a fare quello che fai quando ti alleni in palestra con qualcuno fermamente intenzionato a tagliarti o a bucarti con un coltello ? Mentre rispondi alle domande, ricordiamoci che la figura alla quale faccio riferimento non è quella di un esperto, stiamo parlando di una qualsiasi persona che in preda ad un raptus violento impugna l’arma in questione ( un coltello da cucina diventa arma nel momento in cui è brandito per arrecare danno fisico ), con la ferma intenzione di provocare lesioni nei confronti di chi si trova davanti. Purtroppo oltre ad una fisiologica delinquenza nostrana negli ultimi anni si è costituita una nuova struttura criminale, con connotazioni extracomunitarie ( cioè composta da persone che giungono da fuori i confini europei ) e che ha nella clandestinità, nel totale disinteresse delle leggi italiane e anche nella determinazione ad affermarsi in modo violento, fattori che la pongono al centro di quella che è definita microcriminalità, ma che di micro per chi la subisce ha ben poco. Non mi compete l’analisi dei fattori contingenti , ne intendo giudicare o esprimere opinioni al riguardo, questo dato di fatto mi interessa per gli aspetti legati al porto ed utilizzo di armi bianche che sembra essere predominante nella realtà di oggi. In questa società si è affermato per motivi diversi il coltello per varie ragioni che posso identificare nel costo minore rispetto altre armi e la facilità con cui ci si può approvvigionare di queste armi, ma anche facilità di occultabilità , di disfacimento, praticità d’uso e da non sottovalutare in caso di fermi per controlli, minore o quasi nullo indice di punibilità rispetto alle armi da fuoco. Per quanto riguarda le figure di potenziali aggressori sono raccontate nei brevi racconti iniziali; due sole di queste storie vedono coinvolti per motivi ben diversi esperti di combattimento, negli altri casi si tratta di delinquenti che definisco portatori di coltello, individui che portano l’arma e la utilizzano contro persone disarmate per vari scopi ( aggressione,violenza, rapina ecc..) Oggi è il portatore di coltello che fa la triste storia odierna, storia misera naturalmente di chi senza arte ne parte, si serve dell’arma per colpire persone inermi, magari alle spalle, il portatore di coltello è l’ultimo stadio al quale si pensa di poter opporre una difesa vitale nell’eventualità di un pericolo, egli ha l’arma con se quindi la conosce e premedita , sebbene non sia un combattente di coltello o un esperto, è determinato nell’utilizzarla e ne conosce le applicazioni pratiche. Vediamo ora questa scaletta di possibili aggressori armati:
Rafforzatore
Il rafforzatore prende dall’ambiente (strada, macchina,bar , ecc…) qualunque strumento passi ai suoi occhi come potenziamento della sua azione offensiva, cacciaviti, martelli, coltelli da cucina, sono ai suoi occhi armi con le quali colpire spesso in maniera disordinata e ripetitiva la vittima. I colpi possono essere diretti all’addome, schiena alta, torace e finiscono spesso quando portati con presa sopramano sugli avambracci della vittima che si protegge per ripararsi istintivamente dagli attacchi.
Raccattatore
Il raccattatore è colui che in preda ad un raptus si serve di oggetti del luogo trasformandoli in armi, pur alterato emotivamente seleziona in maniera analitica/istintiva armi occasionali ( bicchieri e bottiglie frammentati, coltelli da banco, cacciaviti, punteruoli ecc…) che gli consentano azioni offensive incisive, colpisce di taglio e di punta sia con presa sottomano che sopramano e i bersagli sono quelli del rafforzatore.
Portatore
Il portatore porta l’arma con sé, la tiene nascosta nei pantaloni, semplicemente in tasca o nella giacca, nel marsupio, infilata nei calzini e se con clip la aggancia spesso anche agli slip o alla cintura sul davanti o di dietro. Ci sono stati casi di lame ricavate o innestate su fibbie di cintura o fibbie affilate, portachiavi affilati, chiavi di casa, di macchina affilate o appuntite, nel caso di un coltello vero e proprio si tratta spesso di serramanico con lama dritta con apertura a scatto(molletta) o apribile a due mani, oppure ancora quei pericolosi apribili ad una sola mano sul modello spyreco , con lama diritta o semicurva, spesso seghettata ed estremamente tagliente ( vedi il coltello dello sgozzamento di Sassari). Il portatore, che ripeto non è un combattente di coltello, conosce comunque la sua arma e ne ha quindi una buona manualità, spesso è in grado di estrarla ed aprirla molto velocemente e non si fa scrupoli ad utilizzarla per colpire frontalmente di fianco o da dietro. I colpi sono diretti al corpo, alle gambe e ai glutei  come azione di marcatura e in tal caso non sono dati per uccidere , oppure sono diretti di taglio al volto per segnare la vittima, anche in questo caso non sono colpi mortali, oppure diretti a zone specifiche come ad esempio il cosiddetto sorriso di “ Allah” ( bersaglio = gola, colpo di matrice araba ) per uccidere come quelli ai naturali bersagli vitali compresi nel busto dalla gola all’addome. Il portatore tuttavia può differire dalle due precedenti tipologie perché talvolta utilizza l’arma per minacciare e non sempre per colpire. Mentre i primi due gruppi impugnano l’arma nel momento dell’ira (quando i freni inibitori per diverse ragioni vengono meno, vedi anche l’intervento dell’amigdala) e quindi spesso la utilizzano per colpire subito dopo , il portatore è consapevole dell’arma e la utilizza in contesti anche diversi ( minaccia, intimidazione, avvertimento, colpi segnatori e per ultimo azioni letali) e con modalità diverse dai primi. ad esempio può estrarre l’arma e minacciare un attacco senza per questo arrivare a farlo, come per all’opposto estrarlo durante una colluttazione e colpire senza preavviso, queste considerazioni mi portano a valutare attentamente il contesto comparsa di un’arma, perché pur nel grande pericolo al quale ci sottopone quest’eventuale situazione, la stessa si presenta con caratteristiche diverse che vanno analizzate e studiate per conoscere i meccanismi. Dobbiamo quindi essere in grado almeno da un primo punto di vista teorico/pratico di riconoscere non solo le armi, ma il contesto, le circostanze  e le possibili variabili, per sfuggire il pericolo dobbiamo captarne prima i possibili segnali ed essere pronti ad agire.

 
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